Sguardi calligrafici: l’influenza giapponese nel trucco
GRAPHIC JAPAN, da Hokusai al manga… fino alle ispirazioni jap nel make-up contemporaneo

Abbiamo visitato la mostra “Graphic Japan” inaugurata al Museo Civico Archeologico di Bologna (in programma fino al 6 aprile 2026) in compagnia di Michele Magnani, global senior artist Mac Cosmetics, per scoprire i suoi segreti di applicazione di un make-up contemporaneo d’ispirazione jap
A partire dagli anni Ottanta, molti di noi sono rimasti incantati dalla grafica dei titoli di coda dei cartoni animati giapponesi che venivano, per la prima volta, trasmessi in TV. Lo stesso si potrebbe dire della passione per manga e anime delle nuovissime generazioni. Ciò che saltava (e salta ancora) all’occhio era qualcosa di ben fatto e armonioso, per quanto indecifrabile e misterioso: un’estetica, per così dire, tanto esotica quanto calligrafica. “A catturarci, quasi sempre istintivamente, è l’impatto visivo del segno giapponese, lo stesso che affascinò anche i pittori impressionisti a fine Ottocento”, ricorda la storica dell’arte dell’Asia Orientale Rossella Menegazzo, cui è stata affidata, con Eleonora Lanza, la curatela della mostra Graphic Japan. Da Hokusai al Manga, inaugurata la scorsa settimana al Museo Civico Archeologico di Bologna e aperta al pubblico fino al 6 aprile 2026.

Le oltre duecento opere esposte a Bologna, suddivise in quattro sezioni tematiche – Natura, Figure, Segno e Giapponismo contemporaneo – sono xilografie, poster, stampe, libri antichi e manufatti d’alto artigianato a sottolineare – volutamente, esplicitano le curatrici della mostra – il trait d’union tra due culture, quelle italiana e giapponese, all’apparenza così distanti tra loro: l’amore per i materiali pregiati e il savoir-faire artigianale.
La fascinazione occidentale per l’estetica giapponese che Graphic Japan definisce e caratterizza, inserendola in un più ampio e puntuale contesto artistico e storico, e narrandone l’evoluzione dall’impero Edo ai giorni nostri, si gioca sul peculiarissimo colorismo e grafismo della sua produzione, oltre che sul suo “particolare sguardo” sul mondo naturale.
Sono gli stessi temi che informano, mi fa notare Michele Magnani, global make-up artist Mac Cosmetics, il make-up contemporaneo d’ispirazione giapponese. Che il look sia #igirimakeup #kawailook o #ulzzang, alcune caratteristiche di questa calligrafica estetica restano imprescindibili: “La raffinatezza, anche nella scelta delle tonalità, e il focus sullo “occhio aperto”, sintetizza Magnani.
L’occasione per scendere nei dettagli compositivi del make-up occhi d’ispirazione jap guidati da Michele Magnani è un manifesto esposto in mostra, “The Eyes of Sharaku” , che celebra l’opera di Tōshūsai Sharaku, un pittore vissuto in epoca Edo, dalle origini e dalla vita misteriosa, che ha ispirato, tra altro, il nome e i poteri del protagonista di una famosa serie di manga: Il Terzo Occhio. Sharaku è noto per una serie di ukiyo-e (xilografie in legno, ndr) dedicate agli attori del teatro Kabuki.

Nel manifesto che lo celebra, il protagonista è un grande occhio bordato da un tratto spesso, plastico e tagliente di liner: “Qui il segno è quasi caricaturale ma ci da la cifra stilistica di un make-up d’ispirazione giapponese: l’eye-liner è l’indiscusso protagonista, il suo tratto è super definito e, sempre più spesso, lo vediamo che viene “tirato” fino alla tempia. Ha una struttura quasi ingegneristica ma la resa è organica: il tratto è pulito, preciso e ben delineato, talvolta “appoggia” obliquamente sull’occhio, come se si indossasse un paio di occhiali” spiega Magnani. Le Tonalità? “Sempre minimal e mai sgargianti” suggerisce Magnani, che specifica, “si va dei neri lucidi ai grafite o, al massimo, il bordeaux. Anche se per alcune sfilate io ho osato anche dei gialli, verdi e rossi!” ( vedi: @michele_magnani)
L’altro tema portante dell’arte pittorica giapponese illustrato dalla mostra, come anticipato, è la maestria artigianale, che rispecchia la gestualità quasi cerimoniosa con cui si applica il make-up sul viso.
Spiega Magnani: “il primo step è la base, che si concentra sulla cura della pelle e sull’applicazione manuale di sieri e creme. I prodotti sono scelti con particolare attenzione agli ingredienti che li compongono, come è il caso della nostra linea Hyper Real potenziata dall’originale Pro-4 Power Infusion Matrix™ che contiene l’estratto di peonia giapponese, una pianta rara e pregiata, il 2,5% di niacinamide, che affina la pelle, l’acido ialuronico idratante e rimpolpante, e le ceramidi riparatrici che garantiscono risultati immediati e a lunga durata. Per perfezionare ulteriormente la pelle, conferendole una texture uniforme e un glow natural matte, si usa Studio Fix, un fondotinta liquido, coprente e a lunga tenuta, composto all’87% di ingredienti skincare. I punti luce, contenuti, si posizionano su naso, angolo interno dell’occhio e, sempre più spesso sugli zigomi invece che sui pomelli – come era tipico nell’estetica ispirata alle cortigiane o alle ghesce – scaldati da un tocco di blush rosato con sottotoni beige. Il secondo step, il più caratterizzante, è “amplificare la grandezza dell’occhio”: qui si lavora, punto dopo punto, e tratto a tratto, per ottenere una “lama” di liner pulita e precisissima, quasi calligrafica, grazie all’uso di strumenti di precisione come il nostro pennello sintetico a punta fine #202 o le penne Brushstroke 24-hour liner in toni freddi con una leggera luminosità. Infine, le labbra. Ultimamente vedo sempre più spesso l’uso di gloss nude con contorni definiti con matite dai toni freddi, anche antracite o grigio, oppure dei rossetti in tonalità terracotta o aranciati. La “contaminazione” tra Occidente e Oriente è reciproca e la “bambolina giapponese” sta lasciando il passo, tanto più sui social, anche ad una donna più reale e contemporanea”.
Stefania Bonacina
E-SHOP www.maccosmetics.it











