Le 72 stagioni del Giappone: l’arte di abitare il tempo
Un’analisi profonda del calendario tradizionale nipponico per ritrovare il benessere attraverso l’osservazione della natura

Il volume analizza il sistema delle 72 stagioni del Giappone per offrire una prospettiva ciclica e consapevole dell’esistenza. Roberta Santagostino accompagna il lettore in un percorso estetico che trasforma ogni mutamento climatico in un evento rituale. L’opera si rivela uno strumento indispensabile per chi desidera disconnettersi dalla frenesia digitale
La genesi del calendario Jōkyō-reki
Le 72 stagioni del Giappone affondano le radici nel sistema Shichijūni-kō, un modello lunisolare importato dalla Cina nel VI secolo. La struttura originale era tarata sul clima continentale. Tuttavia, nel 1685, l’astronomo Shibukawa Shunkai completò il calendario Jōkyō-reki dopo vent’anni di studi. Questa riforma fu necessaria per adattare le microstagioni alle specifiche variazioni atmosferiche dell’arcipelago nipponico.

Il sistema suddivide l’anno in 24 periodi solari chiamati sekki, ulteriormente frammentati in 72 microstagioni (kō) della durata di circa cinque giorni ciascuna. Di conseguenza, il tempo non è più percepito come una linea retta, ma come una successione di quadri naturali effimeri. Ogni fase ha un nome evocativo, come “il vento orientale scioglie il ghiaccio” (4-8 febbraio) o l’annuncio del rinnovamento con la deposizione delle uova (30 gennaio-3 febbraio).
Simbologia e riti della natura nipponica
Il testo esplora il significato profondo della flora e della fauna nella cultura orientale. Le peonie non sono considerate semplici elementi ornamentali, bensì potenti talismani contro le influenze negative. Inoltre, l’autrice descrive pratiche ancestrali come il Kiku no kisewata. Questo rito prevede di avvolgere i crisantemi con panni di seta per raccoglierne la rugiada notturna, utilizzata poi per detergere il viso e favorire la longevità.


L’occhio dell’esperta: Ikebana e consapevolezza
Roberta Santagostino, grafica e maestra di Ikebana, trasferisce in queste pagine la disciplina del guardare. La sua formazione nell’arte della disposizione dei fiori permette di cogliere la “bellezza essenziale dei dettagli”, un concetto centrale per la filosofia di beautytudine. Il libro non è solo un saggio accademico, ma un esercizio di mindfulness applicata alla vita quotidiana.
La lettura insegna a notare il variare della luce e il comportamento degli uccelli, come il canto della ballerina gialla in autunno. Anche nelle metropoli occidentali, questa sensibilità permette di trovare meraviglia nelle bacche rosse della nandina sotto la neve. Le 72 stagioni del Giappone è un’opera consigliata non solo agli appassionati di cultura nipponica, ma a chiunque cerchi una riconnessione autentica con i cicli vitali.
La Redazione

