Nel Parco del Pollino, un borgo lucano tra gastronomia, letteratura e natura pura

Sospeso nell’Appennino della Basilicata, nel Sud Italia, Castelluccio Superiore è un rifugio esclusivo dove botanica, fitoalimurgia e letteratura si fondono

Castelluccio Superiore
Castelluccio Sup

Esiste un’Italia al riparo dalle consuete rotte del turismo di massa, un territorio segreto che si svela soltanto a chi sceglie di lasciare le direttrici più battute per addentrarsi nel cuore profondo dell’Appennino meridionale. Custodito tra le pieghe del Massiccio del Pollino, Castelluccio Superiore è esattamente questo: non una semplice meta di passaggio, ma un rifugio d’elezione capace di spogliarsi di ogni ostentazione per misurarsi unicamente con il ritmo dilatato del tempo e con l’assoluto silenzio della montagna.

La sua posizione è, a tutti gli effetti, un capolavoro orografico. A soli ventitré chilometri in linea d’aria dalla scenografica costa di Maratea, il borgo domina la Valle del Mercure, un anfiteatro naturale storicamente ribattezzato “Valle Sacra” per aver offerto riparo, nel corso dei secoli, a schiere di santi ed eremiti del monachesimo italo-greco. È in questo crocevia invisibile che le correnti d’aria salmastra del Tirreno risalgono i crinali per fondersi con i venti alpestri, dando vita a un mosaico microclimatico che garantisce una biodiversità di rara e preziosa ricchezza.

Qui, tra la maestosità delle faggete monumentali, svetta fiero e solitario il pino loricato, una delle conifere più rare dell’intero continente. Il suo nome evoca la suggestione della peculiare corteccia a placche, così simile a un’antica lorica romana: sculture millenarie, scolpite e forgiate dalla morsa dei gelidi venti d’alta quota, che definiscono in modo inequivocabile l’estetica e l’anima stessa di queste valli appenniniche.

La Wunderkammer della natura: il Conservatorio di Etnobotanica

Conservatorio di Etnobotanica
ingresso ©beautyudineingresso ©beautyudine
Sala Microscopia ©beautyudineSala Microscopia ©beautyudine
Spermoteca  ©beautyudineSpermoteca ©beautyudine

La chiave di lettura per comprendere l’anima di Castelluccio Superiore risiede nella sua profonda devozione alla terra, un’attitudine che oggi trova la sua massima e più rigorosa espressione nel Conservatorio di Etnobotanica. Ospitato tra le mura di un antico palazzo signorile nel cuore del centro storico, il Conservatorio non è una semplice esposizione, ma una vera e propria Wunderkammer del sapere vegetale.

Per arginare la dispersione della memoria contadina e della biodiversità locale, nel 2021 il Direttore Carmine Lupia ne ha promosso la nascita (insieme alla sede di Sersale), con il supporto fondamentale della Fondazione VOS. Concepiti come archivi dinamici, questi centri operano un delicato lavoro di traduzione antropologica e scientifica: trasformano i rimedi empirici tramandati oralmente per generazioni in parametri biochimici validati.

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L’indagine si muove lungo due direttrici. Da un lato, l’attenzione si concentra sugli endemismi forestali, studiandone la straordinaria resilienza: dal pino loricato, all’abete bianco calabrese il cui patrimonio genetico è oggi esportato in Germania per rinvigorire la Foresta Nera, fino al possente pino laricio della Sila, il cui legno fu ritenuto così prezioso da essere impiegato per edificare la Basilica di San Pietro a Roma. Dall’altro, la ricerca si dedica al recupero della “chimica verde” del passato — come la manna del frassino, storico dolcificante sottoposto a monopolio di Stato, e la sci gomma del lentisco — dimostrando come il sapere pre-industriale possa fornire ancora oggi risposte formidabili alle sfide della farmacologia e dell’alta cosmesi.

Aromateca – Conservatorio di Etnobotanica. Nella foto il Direttore Dott. Carmine Lupia ©beautytudine

Attraversare le aule del Conservatorio significa esplorare fisicamente questo patrimonio. L’Erbario cataloga le essenze essiccate per lo studio sistematico, mentre la Xiloteca indaga l’anatomia del legno per comprendere il valore economico e scientifico delle foreste lucane. La catalogazione prosegue nella Spermoteca e nella Gemmoteca, archivi fisici dedicati alla conservazione di semi e gemme arboree. L’indagine morfologica dei tessuti è affidata alla Sala Microscopia, affiancata dall’Aromateca, focalizzata sull’isolamento degli oli essenziali alla base della farmacopea naturale. A supporto dell’attività di ricerca interviene infine la Biblioteca Tematica, un archivio specializzato in botanica farmaceutica ed etnomedicina

I giardini sospesi e l’Hortus Basiliano

Questa vocazione enciclopedica trova la sua naturale, maestosa estensione all’aperto, in località Foresta. A circa 750 metri di altitudine sorge dal 2015 l’Hortus Basiliano: distribuito su una superficie di cinquemila metri quadrati immersi nella natura selvaggia, questo giardino botanico tematico è un autentico custode della biodiversità mediterranea. È all’interno dell’Hortus che la teoria si fa terra viva, riappropriandosi delle architetture più identitarie del territorio: le “misule”. Si tratta di antichi terrazzamenti agricoli, orti pensili cinti da muretti a secco che i monaci basiliani in fuga dall’Oriente scavarono sui ripidi pendii per addomesticare le erbe curative.

Hortus Basiliano ©beautytudineHortus Basiliano ©beautytudine
Hortus Basiliano ©beautytudineHortus Basiliano ©beautytudine
Hortus Basiliano ©beautytudineHortus Basiliano ©beautytudine

Oggi, l’Hortus Basiliano ha ridato vita a questa ingegneria della resilienza attraverso il Giardino delle Misule. Diviso in rigorosi settori tematici — piante medicinali, alimentari, tintorie e persino tossiche — il giardino ospita circa centocinquanta specie officinali ed è divenuto un campo di studio a cielo aperto, costantemente monitorato e adottato da diverse facoltà universitarie. La sua valenza scientifica e produttiva lo ha reso un punto di riferimento strategico per Evra Italia, realtà d’eccellenza nell’estrazione botanica.

Lavandula angustifolia

Lo spazio si articola come un santuario verde in cui si alternano appezzamenti coltivati con erbe destinate alla cura dei disturbi fisici, aree dedicate alle essenze aromatiche, un orto stagionale e un prezioso “campo catalogo” che protegge ventinove specie di antichi prugneti lucani. Ad ampliare l’orizzonte divulgativo del progetto interviene un laboratorio annesso all’Hortus, concepito per le esercitazioni didattiche e aperto all’esplorazione di studenti e visitatori. Tutt’intorno, la tenuta si espande per ulteriori due ettari: una superficie che abbraccia frammenti di bosco spontaneo, l’impianto di un meleto storico e coltivazioni purissime di menta, salvia, melissa e rosmarino, confermando Castelluccio come capitale morale dell’erboristeria appenninica.

La bellezza come manifesto: mìsula, l’alta cosmesi del territorio

È proprio attraverso gli studi del Conservatorio e le estrazioni botaniche dell’Hortus Basiliano che questo patrimonio naturale si trasforma in cura della persona. La sua traduzione tattile e sensoriale porta un nome preciso: mìsula. Più che un semplice brand di bellezza, è una linea di skincare d’autore che eleva i saperi dell’etnobotanica ai vertici della haute cosmétique contemporanea, garantendo una filiera cortissima che parte dai campi lucani per arrivare direttamente sulla pelle.

Con un nome che evoca gli antichi terrazzamenti monastici, il marchio sposa un approccio di slow beauty rigoroso. Le formulazioni attingono direttamente al microclima del Pollino: l’estratto di elicriso interviene contro lo stress ossidativo, mentre le resine del lentisco e gli oleoliti di iperico leniscono e compattano l’epidermide. Ogni texture rilascia note erbacee e balsamiche, trasformando la beauty routine in un atto di riconnessione con la natura selvatica.

Il misticismo e la parola

A Castelluccio Superiore, la cura del territorio non si esaurisce nella materia, ma abbraccia l’intelletto. Lo stesso slancio mecenatistico che anima la famiglia Salamone e il Gruppo VOS nella cosmesi si espande infatti alla letteratura. D’altronde, l’isolamento dorato di questo borgo ha sempre favorito un’inclinazione naturale alla contemplazione e al misticismo — ne è testimonianza la figura carismatica di Maria Angelica Mastroti, la “mistica Angelica”, vissuta qui a fine Ottocento.

Agitazioni Letterarie Castelluccesi – Premio Mìsula, nella foto al centro: Vincenzo Salomone con la moglie Ornella

Oggi, quell’antica propensione all’ascolto ha trovato una traduzione laica, contemporanea e di assoluto prestigio nella sesta edizione della rassegna Agitazioni Letterarie Castelluccesi. Il cuore del progetto è il Premio Mìsula, in cui il brand cosmetico interviene come main sponsor. Lontano dalle logiche dei consueti riconoscimenti di provincia, si tratta di un evento culturale di ampio respiro reso possibile dal mecenatismo illuminato della famiglia Salamone. Quali titolari del Gruppo VOS — l’azienda madre di mìsula — Vincenzo con la moglie Ornella e il fratello Egidio, hanno scelto di sostenere il festival andando ben oltre la semplice logica aziendale. La loro è una vera e propria missione territoriale, che estende l’etica del benessere botanico alla valorizzazione dell’intelletto, supportando, in stretta sinergia con l’Associazione ETS Completa.Mente, un palinsesto capace di far viaggiare la parola. A conferma della portata internazionale raggiunta dalla manifestazione, che si è da poco conclusa, le opere dei vincitori saranno tradotte e pubblicate su scala globale.

Cucinoterapia e agrobiodiversità: l’arte bianca e i cuochi custodi

La narrazione di Castelluccio Superiore non si esaurisce nelle aule di studio o tra le pagine dei romanzi, ma trova la sua espressione più appagante a tavola. L’antica sapienza rurale si eleva a vera e propria avanguardia gastronomica grazie ai “cuochi custodi”, silenziosi difensori della biodiversità.

Gnocchi di patate castelluccesi, con farina di grano Senatore Cappelli, saltati con olio e rosmarino, su letto di stracciata di bufala lisciata e corona di mollica di pane saporito ai peperoni cruschiGnocchi di patate castelluccesi, con farina di grano Senatore Cappelli, saltati con olio e rosmarino, su letto di stracciata di bufala lisciata e corona di mollica di pane saporito ai peperoni cruschi
Chef Massimo Celano ©beautytudineChef Massimo Celano ©beautytudine
Cuoco Custode ©beautytudineCuoco Custode ©beautytudine
Peperone Crusco ©beautytudinePeperone Crusco ©beautytudine

Al ristorante La taverna Lucana, custodito tra le mura dell’Hotel Sette e Mezzo, questa filosofia prende il volto e le mani di Massimo Celano. Molto più di un executive chef, Celano è un filologo della terra: dal 2020 è stato ufficialmente insignito dall’ALSIA del titolo di “Cuoco Custode dell’Agrobiodiversità del Parco Nazionale del Pollino“. Un riconoscimento istituzionale che lo impegna in un lavoro certosino di mappatura, recupero e divulgazione di specie vegetali a rischio di estinzione. Non stupisce, dunque, l’inclusione del locale nella rete dell’Alleanza Cuochi Slow Food e la presenza costante nella prestigiosa guida Osterie d’Italia.

Sotto la sua guida, la fitoalimurgia — l’antica pratica di sussistenza legata all’uso di erbe selvatiche — viene spogliata della sua memoria di povertà ed elevata a estetica gourmet. Celano definisce questo approccio “cucinoterapia”: un’esperienza in cui l’atto di nutrirsi, attraverso materie prime incontaminate, mira a ristabilire una profonda interconnessione biologica e psicologica tra l’ospite e la natura selvaggia dell’ecosistema appenninico.

Il fulcro di questa rinascita agricola passa per il recupero dell’arte bianca e dei grani antichi, in piena adesione alla filosofia Slow Grains. Una rete di sedici aziende agricole e storici mulini locali — tra cui il Mulino Arleo di Castronuovo di Sant’Andrea e il Mulino Cantisani — alimenta questa filiera preziosa. Celano ha riportato in auge il Mischiglio, una sapiente e complessa miscela farinacea contadina che bilancia leguminose (fave e ceci) e cereali (orzo, avena e il pregiato grano Carosella, semola tutelata dall’Arca del Gusto). Storicamente destinata alla lavorazione di paste fresche come i rascatieddi e le tapparelle, questa farina dà oggi vita a un pane tradizionale che “non lievita, ma matura” lentamente, sfidando la fretta dei lieviti industriali.

Fagiolo rosso scritto del Pantano di Pignola

Questo rigore si traduce in piatti d’autore che brillano per nitore e identità. Le Foglioline di Mischiglio si lasciano avvolgere dalla sapidità del guanciale e dall’abbraccio lattico della ricotta di bufala, in un gioco di consistenze dove spiccano il cardo mariano, il croccante delle noci e il profumo balsamico dei fiori di elicriso. La Zuppetta del Pantano è un inno alle proteine vegetali (Slow Beans), celebrando il Fagiolo rosso scritto del Pantano di Pignola (Presidio Slow Food) in perfetto equilibrio con cicoria, scarola e peperone crusco. Le erbe spontanee diventano protagoniste nei voluttuosi Gnocchi e Ravioli alle Ortiche.

A sorreggere l’impalcatura gustativa di queste creazioni interviene una cantina di stretta osservanza territoriale, dove il palcoscenico è dominato dall’Aglianico. Il nobile rosso lucano, anima enologica della regione, con la sua struttura complessa e i tannini eleganti, si rivela il compagno d’elezione per esaltare le carni appenniniche e le note terrose dei legumi, prima di cedere il passo a liquori e infusi creati artigianalmente macerando i fiori e le erbe del Parco.

L’oro rosso lucano: un pilastro su ogni tavola

In questo ecosistema culinario, c’è un elemento imprescindibile che unisce e accende letteralmente ogni tavola, dalle osterie tradizionali alle cucine d’autore: il Peperone di Senise. Insignito del marchio IGP sin dal 1996, viene coltivato nei fertili terreni della valle del Sinni e in dodici comuni limitrofi.

Peperone crusco

Biologicamente unico per la polpa estremamente sottile e il bassissimo contenuto d’acqua, si presta a una perfetta essiccazione naturale al sole, dopo essere stato pazientemente intrecciato a mano nelle scenografiche collane note come serte. Sottoposto a una rapida frittura in olio extravergine d’oliva, si trasforma nel celebre “peperone crusco”, dal sapore dolce, lievemente affumicato e di assoluta croccantezza.

Se l’oro rosso è una presenza fissa che attraversa trasversalmente la gastronomia lucana, chi desidera esplorarne ulteriori declinazioni non può mancare una sosta a Il Boscareto, nel limitrofo comune di Castelluccio Inferiore. Questo indirizzo d’eccellenza è incastonato in una cornice di assoluta fascinazione: il Bosco Difesa, un suggestivo bosco che avvolge l’esperienza in un’atmosfera sospesa. Qui, il peperone crusco abbandona la sua veste di rustico contorno per elevarsi a prezioso esaltatore di sapidità e creatore di inedite texture in piatti d’alta concettualizzazione. L’innovazione destruttura le certezze: i peperoni cruschi si offrono in una veste inaspettata, sapientemente farciti con un opulento baccalà mantecato. Il viaggio nel gusto prosegue tra i sentori della terra con i cavatelli, impreziositi dalle note fondenti del caciocavallo podolico, dalla carnosità dei funghi cardoncelli, dal carattere deciso della salsiccia di fegato di maiale e dal respiro fresco delle erbe.

Cavatelli con caciocavallo podolico, funghi cardoncelli e salsiccia di fegato di maiale con erbeCavatelli con caciocavallo podolico, funghi cardoncelli e salsiccia di fegato di maiale con erbe
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La Boscheria, graffa lucana ©beautytudineLa Boscheria, graffa lucana ©beautytudine
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Il percorso si chiude poi con una magistrale graffa lucana. Questo opulento dolce tradizionale, rigorosamente fritto a regola d’arte e servito ancora squisitamente caldo, accoglie un morbido vortice di crema pasticcera, sormontato da una preziosa amarena. L’incontro tra la suadente sofficità dell’impasto dorato e la ricchezza della farcitura, esaltata dalla nota piacevolmente acidula del frutto, regala un’armonia di consistenze e una scioglievolezza assoluta che conquistano istantaneamente il palato.

Castelluccio Superiore, campanile ©beautytudineCastelluccio Superiore, campanile ©beautytudine
Castelluccio Superiore, vista dalla terrazza della biblioteca ©beautytudineCastelluccio Superiore, vista dalla terrazza della biblioteca ©beautytudine
Castelluccio Superiore, particolare fontana ©beautytudineCastelluccio Superiore, particolare fontana ©beautytudine

In un’epoca che consuma i luoghi con troppa fretta, Castelluccio Superiore traccia una via più silenziosa. Qui, la valorizzazione del territorio passa attraverso un legame indissolubile tra cultura e coltura: due anime che dialogano con naturalezza per custodire e tramandare l’identità del Pollino. È un ecosistema in perfetto equilibrio, un patrimonio vivo che non si offre per essere semplicemente “visitato”, ma che deposita in chi vi approda una traccia profonda e il desiderio spontaneo di tornare.

Valentina Avogadro

www.basilicataturistica.it