Eliksiro di Jeroboam: il fascino dell’alta profumeria
L’incontro con Vanina Muracciole per scoprire la nuova creazione unisex, sospesa tra rigore accademico e suggestioni mediterranee

Quando ho incontrato Vanina Muracciole durante la presentazione della nuova fragranza unisex Eliksiro firmata Jeroboam, ho compreso immediatamente che le sue creazioni non nascono da freddi calcoli di laboratorio. Nonostante l’ineccepibile rigore scientifico, mentre mi raccontava la genesi di questo progetto, percepivo intatta tutta l’intensità della macchia mediterranea, eredità di un sangue diviso tra l’Italia e la Corsica. Cresciuta in una famiglia dalla forte impronta artistica, Vanina ha scelto una strada complessa: ha studiato chimica per dominare la materia, per poi sublimarne l’essenza all’ISIPCA di Versailles, il tempio assoluto dell’alta profumeria.
Seduta di fronte a me, ha ripercorso con lucidità i suoi esordi milanesi, l’affinamento tecnico a Grasse presso l’azienda Mane e la prestigiosa parentesi accanto a Thomas Fontaine da Jean Patou. Fino al grande salto, nel 2012: l’indipendenza. Una scelta coraggiosa che l’ha resa la firma prediletta di maison confidenziali e di altissimo profilo, da Jovoy a Masque Milano, passando per Le Galion e Lubin. Un percorso che le permette di dialogare con una clientela esigente, capace di leggere la vera raffinatezza dietro ogni sua composizione.

Entrando nel dettaglio di Eliksiro, ha sorriso, abbassando leggermente il tono della voce, quasi stesse per consegnarmi una formula antica.
«Da quando gli esseri umani hanno iniziato a spremere erbe, bollire cortecce, mescolare polveri e oli, tutti sognavano di trovare la ricetta unica della pozione d’amore, dell’Elisir», mi ha spiegato. Per Vanina, un profumo deve essere esattamente questo: «una pozione magica», una narrazione affascinante, capace di intrigare e ispirare un profondo senso di positività in chi lo indossa.
Me ne ha raccontato la piramide olfattiva dettaglio dopo dettaglio. «Tutto è partito da una visione precisa: volevo unire il Legno di Guaiaco e il Gelsomino, per poi immergerli in un Oud profondo e scuro», mi ha confidato, illustrandomi come abbia poi aggiunto il tocco speziato del Cardamomo e la nobiltà dello Zafferano. Per bilanciare una struttura così imponente, mi ha spiegato il suo lavoro meticoloso sui contrasti: da un lato l’inserimento dell’anima terrosa di un Patchouli verde e luminoso, dall’altro la morbidezza vellutata e gourmand del Lampone. Un accordo che ha fatto scivolare su un fondo di Sandalo, Muschi, Rosa, Vaniglia e caldi Legni Ambrati.
E per far decollare l’insieme? «Serviva una partenza succosa e inaspettata», ha aggiunto, svelandomi la scelta di affidare l’esordio al Mandarino, al Pepe Rosa e a una sottile nota ozonica.
«Ma la vera chiave di questa fragranza è il cuoio», ha sottolineato a quel punto, descrivendomi come questo elemento abbracci l’intera creazione, creando un ponte perfetto tra l’inizio fruttato e i fiori carnali, adagiati su un’ombra sensuale. «È un’eleganza libera», ha concluso, riassumendo in tre parole l’anima del profumo.
Ascoltandola, ho compreso appieno l’osservazione di François Hénin, Direttore Artistico di Jeroboam. Creazioni del genere, afferma Hénin, gli ricordano perché ama questo mestiere: in un mercato saturo di lanci continui, esiste ancora lo spazio per lo stupore. Eliksiro non è solo una fragranza Ambrata e Oud di assoluto spessore, è un’impronta distintiva. Quel profumo che ti fa emergere dalla folla e che, ore dopo il tuo passaggio, strappa ancora un sorriso a chi ne percepisce la memoria nell’aria.
Angela Rover






