La prima Eau della Maison dedicata al fascino della stagione fredda

Ispirata ai soggiorni di Gabrielle Chanel sulle Alpi, l’Eau di Olivier Polge fonde pera, rosa e accordi muschiati in un intimo e rassicurante abbraccio invernale

Gabrielle Chanel

Ci sono luoghi che non sono solo coordinate geografiche, ma veri e propri stati d’animo. Alla fine degli anni Venti, l’Engadina rappresentava per Gabrielle Chanel esattamente questo. Lontano dal ritmo frenetico di Parigi, St. Moritz non era soltanto un paesaggio innevato da ammirare dietro i vetri, ma un luogo vissuto intensamente. La montagna le offriva una dimensione inedita: una forma di elevazione interiore. In quota, circondata dal bianco assoluto, la vita si spogliava del superfluo, assecondando quel bisogno di rigore ed essenzialità che era già la firma inconfondibile della sua estetica.

Bisogna immaginarla lì, Mademoiselle. Le giornate trascorse sulle piste, protetta da una cerchia ristretta di amici, avvolta in look che sfidavano le convenzioni unendo per la prima volta un’eleganza assoluta a un comfort reale. E poi le sere, che si dilatavano lente nei salotti ovattati degli hotel. È proprio in questo tepore conviviale, davanti al fuoco, che lo scrittore Paul Morand raccoglieva le sue confidenze più intime. St. Moritz, per lei, era libertà pura.

È questa memoria così umana a spingere oggi Les Eaux de Chanel – collezione che dal 2018 traccia la mappa olfattiva dei luoghi del cuore della fondatrice – verso la sua prima destinazione invernale. Fino a oggi, la linea aveva declinato l’idea di viaggio attraverso i codici freschi, solari e agrumati delle acque di Colonia. Con Paris – St. Moritz, Olivier Polge cambia registro. Il Parfumeur Créateur della Maison non ha cercato di riprodurre didascalicamente l’aria gelida o l’odore della neve, ma ha voluto catturare un’emozione precisa.

«Quando fa freddo, desideriamo essere avvolti dal calore», spiega Polge, allontanandosi dai classici cliché olfattivi legati all’inverno. «Cercavo una sensazione avvolgente e rassicurante, ma priva di pesantezza. Qualcosa di morbido, confortevole. Quella sensazione molto semplice che talvolta si prova indossando un capo che si ama particolarmente».

Per tradurre questo abbraccio invisibile, la composizione sfugge alle logiche canoniche e si affida a una sceneggiatura a tre voci, essenziale come un abito di taglio perfetto. L’apertura è affidata a un inaspettato accordo di pera, che porta con sé una croccantezza verde e fruttata, quasi a evocare il primo respiro mattutino all’aria aperta. Il cuore è una rosa sorprendente: lavorata nelle sue sfaccettature più fredde, rivela un carattere minerale, speziato e a tratti astratto, lontanissimo da derive puramente romantiche. Infine, il calore. Le note muschiate e ambrate, rotonde e confortevoli, si posano sulla pelle per fissare l’intimità della fragranza.

Tre elementi in un dialogo serrato, fedeli a quella complessa scrittura compositiva che regala l’illusione della semplicità, cifra stilistica pretesa da Chanel fin dalla creazione del N°5. Sulla pelle, Paris – St. Moritz si comporta poi come un caleidoscopio. Ribelle a ogni previsione, il profumo muta intimamente a contatto con il corpo: su alcuni esalterà fin dal primo istante il preludio del frutto, su altri svelerà subito la profondità dei muschi «È un incontro, il più bello, che non posso prevedere», confida Polge.

Custodita in un flacone dal design puro e arrotondato, pensato per adattarsi al palmo della mano, questa Eau non si limita a profumare. Diventa un invito al viaggio, una fuga sensoriale che la Maison racchiude anche in Les Eaux de Chanel – Le Voyage, un esclusivo coffret che riunisce le sei mete emblematiche della collezione. Un racconto personale in cui l’inverno cessa di essere una stagione da temere, trasformandosi in un luogo dell’anima in cui ritrovarsi.

Valentina Avogadro

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