Cesi: quel borgo dell’Umbria in cui respira la montagna
Storia, silenzio e natura: l’antico borgo si svela come il buen retiro ideale in estate
Lontano dall’afa cittadina, Cesi regala un ecosistema intatto. Tra antiche rovine romane, eremi medievali e sport estremi, l’Umbria rivela il suo volto più colto e segreto
Con l’Italia stretta nella morsa di un’estate implacabile e i termometri urbani che sfiorano regolarmente i quaranta gradi, la vera evasione non si cerca più sulle coste affollate. Adagiato sulle pendici dei Monti Martani come una grandiosa terrazza affacciata sulla conca ternana, sorge Cesi.
Questo borgo medievale è da millenni indissolubilmente legato al respiro della roccia. Dalle fessure del massiccio calcareo del Monte Eolo spirano correnti d’aria perpetue, gelide d’estate e tiepide d’inverno. Un’anomalia geoclimatica che ha nutrito leggende ancestrali, portando le popolazioni antiche a credere che il dio dei venti avesse stabilito qui la sua dimora.
Le cronache popolari tramandano l’esistenza di Criptona, una mitica città sotterranea scavata dai Pelasgi; ma il mito si fece scienza e diletto tra il Seicento e il Settecento, ai tempi del Grand Tour. I nobili locali addomesticarono questo respiro tellurico: a Palazzo Spada, l’aria ghiacciata veniva canalizzata fin dentro la sala da pranzo, soffiando scenograficamente dalla bocca di una scultura per refrigerare i calici di vino degli ospiti. Ancora oggi, la Grotta Eolia, celata sotto Palazzo Stocchi, conserva una temperatura costante di tredici gradi.
Un palinsesto di pietra: archeologia e potere
Cesi non si limita al fascino del suo perimetro medievale, ma governa un territorio dove la storia occidentale è condensata in pochi chilometri quadrati. Scendendo a valle si incontra Carsulae, una delle metropoli romane meglio conservate della penisola. Fondata lungo l’antica Via Flaminia, la città sfoggiava un tenore di vita altissimo, decantato persino da Plinio il Vecchio. Templi gemelli, un anfiteatro incassato in una dolina naturale e strade in basolato vulcanico si offrono intatti, cristallizzati dall’abbandono seguito agli sciami sismici del V secolo.
Risalendo in quota, il paesaggio si fa più severo. Il territorio custodisce i misteri delle popolazioni umbre prima della romanizzazione:
- L’Arce di Sant’Erasmo: nascosta tra i boschi, un’impressionante cinta di mura ciclopiche alte dieci metri racchiude un’area che continua a interrogare gli accademici. Una cittadella difensiva inespugnabile o un immenso recinto sacro?
- Monte Torre Maggiore: sulla vetta estrema, gli scavi hanno svelato un santuario monumentale frequentato fin dal VI secolo a.C. I ritrovamenti di innumerevoli bronzetti e di una rarissima saetta in bronzo dorato confermano l’antico culto di Iuppiter Fulgurator, il Giove Fulminatore.
Le pietre di Cesi raccontano anche le spietate trame politiche del Medioevo e del Rinascimento. Capitale delle antiche Terre Arnolfe, il borgo fu uno snodo geopolitico cruciale, conteso senza sosta tra Papato e Impero. L’insubordinazione di questo territorio di confine fu tale da richiedere, alla fine del Quattrocento, l’intervento armato di Papa Alessandro VI e di suo figlio Giovanni Borgia per ripristinare il dominio pontificio. Oggi quel passato bellicoso è sublimato nell’eleganza dei palazzi nobiliari e nell’architettura sacra: la Chiesa di Sant’Andrea, edificata assemblando antichi materiali di spoglio romani, e la Chiesa di Santa Maria Assunta, custode della magnifica tavola trecentesca del Maestro di Cesi.
Tra misticismo e sport: l’evoluzione del territorio
La grazia di questo borgo umbro risiede nella sua duplice vocazione: contemplativa e dinamica.
Attraverso sentieri tracciati all‘ombra di leccete secolari si raggiunge la Romita di Cesi. In questo eremo, dove la storiografia attesta il passaggio di San Francesco nel 1213 in cerca di silenzio, il fervore mistico è tornato a pulsare. Dopo secoli di abbandono, il complesso è stato ricostruito pietra su pietra a partire dagli anni Settanta grazie all’impegno monumentale di Fra Bernardino Barelli e di centinaia di volontari giunti da tutta Europa. È un luogo di autentica spiritualità, felicemente sottratto alle logiche del turismo di massa che affollano altre celebri basiliche della regione.

Per chi predilige un’immersione più fisica nell’ambiente, Cesi si è reinventata come capitale dell’outdoor. L’arrampicata sportiva sulle falesie di calcare compatto del Monte Eolo richiama atleti da ogni dove, offrendo un’alternativa tecnica e meno congestionata rispetto ad altre pareti del centro Italia. Trekking, mountain bike, circuiti per e-bike e lanci in parapendio dialogano perfettamente, trasformando il borgo nella porta d’accesso all’Umbria meridionale, strategicamente vicina alla Cascata delle Marmore e alla Valnerina.
Il futuro in cantiere: il progetto PNRR
Questa eccezionale stratificazione non è sfuggita alle istituzioni. Oggi Cesi è il baricentro del progetto “Cesi Porta dell’Umbria”, uno dei più importanti e ambiziosi interventi di rigenerazione urbana a livello nazionale, finanziato con 20 milioni di euro dai fondi del PNRR.
Lontano dall’idea statica di un borgo-vetrina, l’amministrazione sta convertendo edifici storici degradati in una sofisticata rete di Ospitalità Diffusa, creando residenze per nomadi digitali, campus formativi per archeologi e nuove infrastrutture tecnologiche. Pur affrontando le complesse sfide burocratiche italiane — come la coraggiosa rimodulazione degli appalti per la mobilità meccanizzata, necessaria per rispettare le rigide scadenze europee — il cantiere procede, ponendo le basi per un autentico ripopolamento demografico e imprenditoriale.
In un panorama estivo dominato dalla ricerca disperata di frescura, Cesi offre un’alternativa colta. È un invito a esplorare il fresco dei boschi, a respirare il vento inesauribile che sgorga dalla montagna e a perdersi in un territorio capace di riprogettare il proprio futuro senza tradire un’oncia della sua memoria millenaria.
Valentina Avogadro




