Castello Bonomi, vino a misura di ambiente

Ecosostenibilità e innovazione del “Château” della Franciacorta

Produrre vino con un occhio alla tutela dell’ambiente: Castello Bonomi in Franciacorta apre la strada a questo traguardo grazie alla partecipazione a numerose sperimentazioni

Vista del Castello Bonomi

Un vino eccellente si gusta ancora meglio sapendo che è buono anche dal punto di vista etico, perché prodotto rispettando l’ambiente. Così è il vino che nasce dalle vigne di Castello Bonomi.

La tenuta si trova in Franciacorta (Lombardia), terra rinomata per l’omonimo spumante.

Questa zona collinare situata tra Brescia e l’estremità meridionale del Lago d’Iseo ha dato i natali al primo vino mordace nel XIII secolo, anticipando di quattrocento anni il celebre concorrente prodotto nella regione dello Champagne.

Il nome “Franciacorta” arriva a noi dal Medioevo, quando quella terra vide crescere e prosperare al suo interno piccole comunità di monaci, che furono esentate (francae) da tasse (curtes) perché bonificassero e coltivassero tutta l’area.

Un edificio storico immerso nel verde

Con la sua struttura imponente che domina tutto l’ambiente circostante, Castello Bonomi è l’unico Château della Franciacorta. Vanta una posizione invidiabile sia per l’impatto visivo sia per le condizioni favorevoli alla crescita prosperosa delle vigne. Sorge infatti alle pendici del Monte Orfano, in uno spettacolare anfiteatro naturale nel comune di Coccaglio.

La tenuta può contare su 24 ettari di splendidi vigneti incastonati in un magnifico parco secolare. I filari di vite si sviluppano a gradoni fino a raggiungere i 275 m s.l.m. e sono ancora recintati da un muro a secco risalente a metà Ottocento.

L’edificio Liberty situato in questo contesto naturale particolarmente suggestivo è stato progettato alla fine del XIX secolo dall’architetto bresciano Antonio Tagliaferri. A commissionarne la costruzione fu la famiglia del rivoluzionario Andrea Tonelli, noto carbonaro e precursore del Risorgimento, citato nei famosi testi di Piero Maroncelli e Silvio Pellico.

In tempi a noi più vicini la tenuta fu acquistata dall’ingegner Bonomi, che ancora oggi ne detiene la proprietà. Negli anni Novanta promosse il recupero dei vigneti terrazzati esistenti. Nel 2008 la gestione dei vigneti è passata nelle mani della famiglia Paladin.

La filosofia di Casa Paladin

Fam. Paladin ©Arianna Garutti

L’alta qualità dei vini di Castello Bonomi è garantita dal lavoro di uno staff d’eccellenza diretto da Roberto e Carlo Paladin, contitolari di Casa Paladin. Per la parte scientifica la tenuta si avvale della consulenza di Leonardo Valenti, docente dell’Università Statale di Milano, uno dei più autorevoli nomi della ricerca viticola. Luigi Bersini è invece lo chef de cave scelto per seguire in cantina ogni fase della produzione.

Castello Bonomi è la tenuta di punta di Casa Paladin e ne esprime al massimo grado la filosofia, basata sull’unione armoniosa tra sensibilità e conoscenza, tra rispetto delle radici del territorio e spinta verso l’innovazione. Fa parte di questa filosofia la scelta di seguire i principi dell’agricoltura biologica e i dettami della Viticoltura Ragionata, un sistema agronomico sostenibile il cui scopo è garantire una produzione rispettosa degli ecosistemi e della loro biodiversità.

Innovazione al servizio dell’ambiente

Castello Bonomi considera di primaria importanza conciliare il processo produttivo del vino con la difesa dell’ambiente e per ottenere questo obiettivo dedica grande attenzione alle sperimentazioni più all’avanguardia.

Per esempio l’adesione al progetto ItaCa (Italian wine carbon Calculator) permette di monitorare oggettivamente il processo produttivo relativamente all’impronta carbonica e di individuare i punti critici da affrontare per migliorare l’efficienza economica e ambientale della filiera aziendale.

Vengono promosse anche sperimentazioni sotto la guida del prof. Leonardo Valenti per orientare la gestione del vigneto verso pratiche naturali, come l’utilizzo di leguminose annuali autoriseminanti per l’inerbimento del vigneto, che permettono da un lato di ridurre i fenomeni erosivi del suolo e dall’altro l’aumento della fertilità fisica e chimica del terreno grazie all’apporto di sostanze azotate.

Tra le essenze utilizzate, il trifoglio Subterraneo (Trifolium subterraneum). Questa pratica produce nelle uve una migliore resistenza alle malattie, perché l’inerbimento dell’interfilare può causare un calo bilanciato dell’attività vegetativa.

Attenzione viene dedicata anche alla ricerca sull’uso di digestato in viticoltura nell’ambito della gestione delle concimazioni, per dare così nuova vita agli scarti della pressatura (vinacce e raspi). Altre ricerche hanno a che fare con lo studio delle epoche di potatura e di ombreggiamento dei grappoli.

Va infine ricordato l’importante coinvolgimento di Castello Bonomi in un progetto che si avvale della collaborazione dell’Università di Milano e di quella di Padova, un tipo di sperimentazione mirante a indagare sulla viticoltura di precisione applicata alla fertilizzazione.

La “tecnologia a rateo variabile – VRT” adottata attraverso il progetto Life Vitisom consente di calibrare la distribuzione di fertilizzanti organici in base alle effettive esigenze della vite, basandosi su immagini preesistenti della vigoria della vigna.

In questo modo viene garantita l’assunzione di prodotti (ad esempio fertilizzanti organici) in relazione alle reali esigenze delle viti. Il risultato è una gestione del suolo più oculata che va a prevenire l’erosione, la compattazione e il declino della materia organica.

Un territorio dall’aspetto e dal clima ideali per la vite

L’area geografica denominata Franciacorta comprende tutta la zona morenica delimitata dal Monte Orfano, dal Monte Alto e dalle colline del Lago d’Iseo.

Castello Bonomi è situato sulle pendici meridionali del Monte Orfano, un luogo particolarmente adatto per la coltivazione della vite. Innanzitutto perché il rilievo prealpino su cui sorge è un eccezionale conglomerato calcareo, gessoso, friabile e ricco di sali minerali. In secondo luogo per le condizioni atmosferiche favorevoli.

La tenuta trae beneficio dal trovarsi in un’oasi microclimatica mediterranea, come testimoniano le rigogliose piante di capperi che adornano le mura del castello.

A garantire il calore necessario alla crescita dei vigneti sono da una parte il Monte Orfano, che funge da riparo nei confronti dei venti alpini, e dall’altra parte l’esposizione a sud, sud-est, sud-ovest in pendio con cui si ottiene un perfetto irraggiamento solare. A questi due fattori va aggiunta una piovosità inferiore del 20% rispetto alle altre zone della Franciacorta.

Se si considera infine la presenza di buone escursioni termiche, dovute all’altezza del monte, si comprende perché l’uva maturi in maniera ottimale in vista della vendemmia, la quale viene sempre fatta manualmente e nell’arco di più giorni, così da consentire a ciascuna pianta di raggiungere il pieno sviluppo e il giusto equilibrio tra zuccheri e acidità.

Tanti vigneti diversi, la stessa qualità

Sono in tutto 24 i diversi cru presenti nella tenuta di Castello Bonomi e vengono vendemmiati e vinificati separatamente per esaltarne identità e carattere.

Una delle varietà di maggior pregio è certamente il Pinot Nero, il più nobile tra i vitigni a bacca rossa ma anche il più difficile da interpretare per enologo e consumatore. La massima espressione di questa varietà nell’offerta enologica di Castello Bonomi è il blanc de Noir Lucrezia Etichetta Nera.

Altro esemplare eccellente di Pinot Nero che è possibile trovare nella tenuta è il vigneto CruPerdu. La sua è una storia incredibile di recupero: lo chef de cave Luigi Bersini nell’estate del 1986 ne rinvenne alcune piante tra edere e arbusti selvatici. Era quindi un vecchio vigneto che con il tempo fu invaso dal bosco. Oggi è tornato a nuova vita grazie all’impegno dello chef, che vi scorse un clone di Pinot Nero particolare e ricco di frutto.

Una storia simile di recupero ha per protagonista l’antico vitigno autoctono bresciano Erbamat

Dieci anni fa il Consorzio di Tutela Franciacorta ne promosse la coltivazione e Castello Bonomi è una delle cinque aziende che risposero positivamente all’appello per una sua rivalorizzazione.

Erbamat fu citato per la prima volta nel 1564 da Agostino Gallo, agronomo italiano del Cinquecento, nel libro Le vinti giornate dell’agricoltura et de’ piaceri della villa. A guidare il progetto di recupero del vitigno è Leonardo Valenti e, grazie al sovrainnesto di alcuni filari di viti, una prima produzione vide la luce nel 2011. Castello Bonomi fu l’unica a spumantizzare l’Erbamat in purezza.

Antiche cantine per vini senza tempo

Parte del fascino di Castello Bonomi deriva dal recupero delle cantine storiche. Sono spazi dal sapore antico con splendide volte e intriganti pupitres che vanno a creare l’atmosfera di un passato capace ancora oggi di catturarci e stregarci in maniera potente. Insieme ai nuovi spazi interrati coprono un’estensione complessiva di oltre 1500 metri quadrati.

In questi ambienti prendono vita Franciacorta longevi, che mirano a sfidare il tempo. Per riuscirci vengono valorizzate grandi annate, in cui le uve raggiungono una particolare struttura acidica e una buona sapidità. In questo modo si ottengono dei Franciacorta dalle caratteristiche uniche, come la complessità e l’elevata longevità.

Le bottiglie che dopo almeno 48 mesi di permanenza sui lieviti conservano simili tratti vengono selezionate in numero limitato e messe a riposo per un altro anno prima di essere vendute.

La produzione annua dell’azienda è di circa 150mila bottiglie: 100mila di Franciacorta CruPerdu, Satèn, Rosé, Millesimato, Cuvée Lucrezia e Lucrezia Etichetta Nera, Cuvée del Laureato; il resto diviso tra i fermi Curtefranca: Solicano, Conte Foscari e Cordelio.

Il progetto 4V per tutelare l’ambiente e l’uomo

L’impegno sociale ed ecologico profuso da Castello Bonomi nella sua attività di produzione enologica si riassume nel progetto 4V, sigla che sta a indicare i quattro pilastri dell’azienda: Vite, Verde, Vino e Vita. I principi base sono: rispettare la Vite, proteggere il Verde, produrre un Vino sostenibile e tutelare la Vita.

Il rispetto della Vite lo si ottiene in vari modi, tutti volti a intervenire meno e meglio. Innanzitutto usando concimazioni effettuate solo con compost organico o sovescio a filari alterni. In secondo luogo abolendo l’utilizzo di diserbanti chimici e riducendo al minimo l’impiego di fitofarmaci e trattamenti fitosanitari. Importante è anche la potatura solo manuale e in campo, oltre al privilegiare un approccio “plant to plant” nella cura del vigneto tramite la partecipazione al progetto Life Vitisom, che prevede l’utilizzo della VRT (Variable Rate Technology – tecnologia a rateo variabile) per la distribuzione della sostanza organica.

Proteggere il Verde si traduce in diverse pratiche virtuose accomunate dalla necessità di riciclare e ridurre consumi e sprechi. Una di queste pratiche è la partecipazione al progetto BioPass (Biodiversità, Paesaggio, Ambiente, Suolo e Società): monitoraggio e valutazione della biodiversità di flora e fauna nei vigneti in collaborazione con lo Studio Agronomico Sata. Altre azioni efficaci sono: l’inerbimento dei vigneti; l’uso di depuratori biologici per la gestione delle acque reflue; la scelta di adoperare bottiglie poco pesanti, tappi ecocompatibili e riciclabili; l’adozione in tutte le cantine di strumenti moderni per la riduzione degli sprechi; l’impegno a fare la vendemmia nelle prime ore del giorno per evitare il sovraccarico dell’impianto frigorifero.

Produrre un Vino sostenibile significa prediligere il ricorso a tecniche non invasive per trarre dalle uve il loro originario patrimonio organolettico e nutritivo. Vuol dire anche utilizzare in cantina pratiche di recupero e tecnologie per il risparmio energetico. Durante la fase di trasformazione bisogna controllare l’assenza di residui fitosanitari, mentre durante quella di fermentazione occorre modulare costantemente la temperatura. Ultimo ma non meno importante accorgimento è l’attuazione di tutti i processi, dalla raccolta dell’uva alla trasformazione del mosto in vino, in un sistema inertizzato, in modo da non avere ossidazione del prodotto e preservarne il patrimonio di aromi primari, con uso di solfiti ridotto del 50% rispetto ai limiti legali.

Con tutelare la Vita si intende infine mettere al centro il benessere dei lavoratori per creare un sistema sostenibile non solo per l’ambiente, ma anche per l’uomo. Ciò lo si ottiene tramite strategie di employer branding volte a creare un ambiente positivo, indagando costantemente sulle criticità e le aree di sviluppo dell’azienda. È vitale per favorire l’avanzamento tecnologico e l’innovazione promuovere collaborazioni con enti del territorio e Università, così da dare impulso alla ricerca, creando al contempo una rete virtuosa di diverse competenze utili al progresso scientifico.

Queste quattro V sono il simbolo dell’impegno costante di Castello Bonomi per creare un vino buono non solo perché di eccelsa qualità, ma anche perché prodotto rispettando sia l’ambiente che l’uomo.

Beatrice Maria Beretti

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