Oltre 250 opere raccontano l’anima del fotografo tra moda, sperimentazione e poesia

Giovanni Gastel ©Giovanni Battista Righetti

Dal 30 gennaio 2026, Palazzo Citterio celebra il maestro della fotografia con un percorso tematico tra scatti iconici, testi autografi e materiali inediti a cinque anni dalla scomparsa

L’esposizione dedicata a Giovanni Gastel inaugura una nuova stagione culturale nel cuore di Milano. Dal 30 gennaio al 26 luglio 2026, Palazzo Citterio ospita un tributo monumentale al fotografo scomparso, curato da Uberto Frigerio. Il percorso svela oltre 250 opere che intrecciano moda, ritrattistica e sperimentazione visiva, offrendo una prospettiva intima su uno dei protagonisti assoluti dell’immagine contemporanea.

Una narrazione emotiva oltre la cronologia

La mostra, realizzata da La Grande Brera con l’Archivio Giovanni Gastel, abbandona la tradizionale sequenza temporale. L’allestimento preferisce un approccio tematico e poetico, dove sono le parole stesse dell’artista a guidare il visitatore. Pertanto, l’esperienza si trasforma in un viaggio nell’interiorità del fotografo, filtrata attraverso il suo sguardo unico.

Gastel, nipote di Luchino Visconti, ha saputo unire l’eleganza dell’alta borghesia milanese con una costante ricerca tecnologica. È stato tra i primi in Italia a intuire le potenzialità del digitale negli anni ’90, fondendo artigianalità analogica e post-produzione.

Cover, Donna, 1992

I numeri e le opere in mostra

L’allestimento curato da Gianni Fiore presenta un corpus di lavori impressionante per vastità e varietà. Di conseguenza, il visitatore si trova immerso in un archivio visivo che comprende:

  • 250 immagini totali, selezionate per rappresentare l’intera parabola artistica;
  • 140 scatti inediti, mai esposti prima al pubblico;
  • 30 fotografie iconiche, entrate nell’immaginario collettivo della moda e dell’arte;
  • 10 opere in grande formato, che esaltano la tecnica compositiva dell’autore;
  • Serie specifiche come le Polaroid 20×25 e i celebri Fondi oro.

Inoltre, per la prima volta, vengono esposti oggetti personali, strumenti di lavoro e soprattutto le sue poesie. La scrittura, spesso oscurata dalla potenza delle immagini, emerge qui come parte integrante del suo processo creativo.

Giovanni Gastel, Sophisticated Ladies, Vanity Fair Italia, 2007

Il legame indissolubile con Milano

Milano non rappresenta solo lo sfondo delle fotografie di Gastel, ma ne costituisce la matrice culturale. Cresciuto in un ambiente che fondeva aristocrazia e industria, l’artista ha incarnato lo spirito della città: rigoroso e pragmatico, ma capace di slanci creativi audaci.

Tuttavia, il suo rapporto con la metropoli lombarda non si limitava all’estetica. Gastel ha sostenuto attivamente cause sociali, come il Progetto Itaca e le campagne per lo IEO. Angelo Crespi, Direttore Generale della Pinacoteca di Brera, sottolinea come l’obiettivo sia celebrare non solo il professionista, ma l’uomo e la sua profonda empatia. Harper’s Bazaar USA lo aveva definito, non a caso, “l’ambasciatore di Milano per eccellenza”.

Giovanni Gastel, Flowers 23, 2020

Il catalogo della mostra, edito da Allemandi e curato da Luca Stoppini, raccoglie in oltre 300 pagine le testimonianze di storici dell’arte e curatori, fissando su carta l’eredità di un maestro che considerava la fotografia “una necessità e non un lavoro”.

Angela Rover