Il 30 ottobre dieci istituzioni svelano l’arte nella notte veneziana

Fondation Valmont rinnova il suo legame con la Serenissima. Un itinerario esclusivo tra mostre, alto artigianato e design, per un’esperienza culturale dal fascino unico

C’è una Venezia segreta ed esclusiva che emerge solo quando il sole tramonta sui canali. Una città fatta di ombre, riflessi e un patrimonio artistico inesauribile. In questo scenario, Fondation Valmont porta in scena la terza edizione de La Nuit de la Rive Gauche. La sera del 30 ottobre 2026, dalle 18:00 alle 21:00, i sestieri di San Polo e Santa Croce diventeranno il palcoscenico di una promenade notturna senza precedenti. Dieci preziose istituzioni culturali apriranno le loro porte per celebrare l’eccellenza, la creatività e il savoir-faire internazionale.

Fondation Valmont: il mecenatismo incontra la Serenissima

Dietro questa operazione culturale c’è la visione di Didier Guillon, Presidente e Direttore Artistico del Gruppo Valmont. Il colosso svizzero della cosmetica di lusso ha fatto del mecenatismo la propria cifra stilistica dal 2015. “Da oltre dieci anni abbiamo preso un impegno duraturo con l’universo artistico veneziano“, racconta Guillon.

Il cuore di questo progetto è Palazzo Bonvicini, oggi ribattezzato The Intimate Museum. Un rifugio per l’anima dove l’arte contemporanea si fonde con il cinema, la meditazione e il dialogo. Questo impegno sul territorio si traduce anche in filantropia pura con La Bottega, un nuovo concept store i cui proventi finanziano direttamente opere di restauro e beneficenza locale.

Le tappe de La Nuit de la Rive Gauche 2026

Il percorso de La Nuit de la Rive Gauche si snoda come un mosaico di scoperte raffinate, delineando una mappa inedita dell’arte a San Polo e Santa Croce.

Arte contemporanea e riletture del mito

PENELOPE. Her Journeys – Kimiko Yoshida: Apres le massacre, la reconciliation

A Palazzo Bonvicini, la mostra PENELOPE. Her Journeys capovolge il mito omerico. Nelle opere di Gayle Chong Kwan, Stephanie Blake e Kimiko Yoshida, Penelope non è più la moglie obbediente in attesa. Diventa una visionaria che trasforma il telaio in strumento di emancipazione. Le mura del palazzo perdono i connotati di vincolo domestico per diventare il centro di una nuova mitologia femminile.

Poco distante, la Fondazione dell’Albero d’Oro a Palazzo Vendramin Grimani ospita la prima mostra italiana di Patrick Saytour, Le pli et le temps. Curata da Daniela Ferretti, l’esposizione mette in dialogo l’artista francese con l’eredità di Piero Manzoni, esplorando la piega come sofisticata metafora di complessità.

La Galleria Lorcan O’Neill trasporta i visitatori nel mondo onirico di Kiki Smith. Le sue sculture in bronzo a grandezza naturale esplorano il delicato confine tra umanità e natura. Una riflessione sulla fragilità che ritroviamo da JOYSTICK, dove Mara Sartore cura Such a Fever: I Can’t Stop Living. Qui, presenze sottili e materiali ordinari diventano potenti custodi di memorie e affetti.

Alto artigianato e lusso contemporaneo

L’itinerario celebra anche il vero lusso contemporaneo, fatto di tempo e sapienza manuale. Da Lunardelli Venezia, il legno e i materiali della tradizione lagunare incontrano il design moderno. L’atelier svela come la manifattura italiana si rinnovi quotidianamente ispirandosi alle linee della città.

Sullo stesso fil rouge si colloca Le Minor. Il marchio incanta il pubblico con la sublime arte del ricamo Cornely guidato a mano. Una tecnica decorativa nata in Francia a fine Ottocento, oggi gelosamente custodita per le creazioni di alta moda, che richiede una maestria assoluta.

Introspezione e nuove esplorazioni visive

La tecnologia e l’indagine psicologica si fondono al Salone Verde. L’artista Jewel presenta Matriclysm: An Archaeology of Connections Lost, un’indagine sullo scollamento dell’uomo moderno da sé stesso e dall’ambiente, intrecciando dati, luce e scultura.

Introspezione e black humor convivono invece da Ryan Green a Palazzo Priuli Bon. La canadese Maggie Hall porta in Italia Love You To Death, un’indagine pop e autobiografica sull’amore e sulla caducità delle cose, ritmata da neon ed estetica tagliente.

Sperimentazione editoriale e laboratori creativi

La dimensione più sperimentale del tessuto veneziano trova spazio tra le pagine e i laboratori indipendenti. Rupture, sofisticata piattaforma editoriale di Alexandre Sap, celebra il suo approdo a Santa Croce. Non una semplice libreria, ma un vero hub internazionale per mostre e ricerca che tratta il libro come puro oggetto d’arte.

A chiudere il cerchio è zolforosso, artist-run studio e incubatore di talenti nato nel 2017. L’associazione apre le porte del suo atelier veneziano per svelare le pratiche di cinque artiste impegnate a interrogare il nostro presente: Giulia Maria Belli, Caterina Casellato, Lena Melis Koneberg, Valeria Pin e Cristina Porro.

Un’iniziativa che si conferma molto più di un appuntamento culturale: è una dichiarazione d’amore a Venezia, da scoprire passo dopo passo. Maggiori dettagli e il programma completo sono disponibili sul sito ufficiale di Fondation Valmont.

La Redazione