Fior d’Arancio Colli Euganei: l’oro aromatico tra arte e vulcano
Tre versioni DOCG per un vitigno unico. Dai cicli pittorici UNESCO alla degustazione di 5 etichette iconiche
Il Moscato Giallo dei Colli Euganei svela la sua anima poliedrica. Un viaggio sensoriale tra Secco, Spumante e Passito, dove la mineralità della trachite incontra l’eleganza di Padova Urbs Picta in un’esperienza di degustazione assoluta

I Colli Euganei, riconosciuti ufficialmente come Riserva della Biosfera MAB UNESCO, rappresentano l’habitat elettivo del Moscato Giallo. In questo anfiteatro naturale, il vitigno dà vita al Fior d’Arancio DOCG, un vino che si distingue nettamente dal Moscato Bianco per la buccia spessa, la maturazione tardiva e un profilo aromatico profondo. Tuttavia, questo prodotto non è solo il risultato di chimica e suolo, ma un vero manufatto culturale, oggi protagonista di una narrazione nuova che unisce l’enologia alla pittura.
Il progetto “Padova Urbs Picta al Femminile”, ideato dall’architetto e produttrice vitivinicola Catia Bolzonella (Azienda Agricola Ca’ della Vigna), ha creato infatti un ponte inedito tra il calice e l’arte del Trecento.
L’iniziativa associa le tre declinazioni del vino a tre figure femminili dei cicli affrescati Patrimonio dell’Umanità, creando una corrispondenza ideale: Maria (Cappella degli Scrovegni) incarna il Secco, pura ed enigmatica; La Giustizia (Palazzo della Ragione) rappresenta lo Spumante, dolce ma determinata; infine, Caterina de Lupi (Basilica del Santo) corrisponde al Passito, intensa e avvolgente. Questa narrazione prende vita in itinerari turistici esclusivi, realizzati in collaborazione con il Comune e le guide cittadine.

Se l’arte ne definisce l’anima culturale, è la geologia a scolpirne il carattere fisico. Non tutti i Moscati sono uguali e la differenza sostanziale del Fior d’Arancio risiede nella matrice di questo arcipelago vulcanico, emerso circa 35 milioni di anni fa. Il suolo è composto da un mix di rocce effusive come trachite e riolite, ricche di minerali che le radici della vite assorbono avidamente. Nel calice, ciò si traduce in una sapidità netta, quasi salina, capace di bilanciare la dolcezza naturale dell’uva e di garantire un potenziale di invecchiamento superiore ai vini di pianura.
Questa ricchezza minerale si accompagna a un patrimonio aromatico che coinvolge anche la sfera del benessere, un aspetto caro a beautytudine. Essendo una varietà aromatica, l’uva possiede già nel chicco i profumi che si ritroveranno nel vino grazie ai terpeni, molecole organiche presenti nella buccia. Tra questi, il linalool e il geraniol vantano proprietà rilassanti note. Annusare il calice diventa aromaterapia pura: i profumi scavalcano la razionalità per dialogare direttamente con le emozioni. Un’esperienza che trova il suo culmine nel sorso, dove la beva conferma la promessa olfattiva e distende i sensi in un immediato benessere.

Dalla teoria alla pratica, analizziamo ora come queste premesse si traducono nel bicchiere attraverso cinque interpretazioni d’autore, iniziando dalla tipologia che sta ridefinendo l’identità del vitigno a tavola: il Secco.
1. Il Secco: il ritorno alle origini
Caratterizzato da una sorprendente freschezza, il Fior d’Arancio Secco scardina i pregiudizi sulla dolcezza. Il calice svela un bouquet aromatico di rara ampiezza: l’impronta varietale del Moscato è immediata, nitida, ma evolve rapidamente verso note agrumate e floreali complesse. Al palato il vino si rivela secco, teso, talvolta sostenuto da un residuo zuccherino impercettibile che ne amplifica la morbidezza senza intaccarne la verticalità. Questa vivacità lo rende l’aperitivo perfetto, ma anche un alleato prezioso per antipasti, primi piatti e secondi di pesce che richiedano una spalla aromatica di pari intensità.
VinOrigo – Ca’ della Vigna (Secco Non Filtrato)
A Selvazzano Dentro, Ca’ della Vigna propone un’etichetta radicale: un vino biologico, non filtrato e senza solfiti aggiunti. Il nome unisce Vinum e Origo, evocando un ritorno alla viticoltura ancestrale. Va scosso prima del servizio per rimettere in circolo i lieviti naturali ed esplode al naso con note di pompelmo rosa, cedro e un tocco balsamico. Al palato conferma l’eleganza sapida tipica della tipologia, con zero zuccheri residui. La particolarità risiede nella vinificazione: una macerazione di 5 mesi in botti di ceramica sferica, materiale che favorisce i moti convettivi naturali e permette la micro-ossigenazione senza cedere aromi di legno. È un vino da tutto pasto, eccellente con risotti di erbette (come i risi e bisi), molluschi e cucina speziata orientale.
2. Lo Spumante: freschezza e mineralità
Se la versione secca sorprende per rigore, quella spumante conferma la vocazione conviviale del territorio, bilanciando dolcezza e acidità.
Il Pianzio – Spumante Dolce DOCG
L’azienda Il Pianzio di Galzignano Terme propone invece una visione moderna: il Moscato come aperitivo. Ottenuto dal clone “Sirio”, è un vino che punta sulla verticalità grazie alla raccolta anticipata e allo stoccaggio del mosto a 0°C. La fermentazione lunga in autoclave restituisce un prodotto con un residuo zuccherino leggermente inferiore alla media (95 g/l), ideale per chi cerca un calice dolce ma non stucchevole, perfetto per brindisi pre-pasto.
Vigna Vecchia – Spumante Dolce DOCG
L’interpretazione dell’Azienda Agricola Vigna Vecchia di Cinto Euganeo punta sulla mineralità. Le uve provengono da terreni calcarei e pietrosi (ricchi di scheletro), offrendo un profilo aromatico esemplare dove si distinguono nitidamente fiori di sambuco, zagara, salvia e mentuccia. La nota distintiva è la traccia minerale di timo che emerge decisa. Con una spumantizzazione Martinotti interrotta a 6,5% vol, il residuo zuccherino di 110 g/l è perfettamente bilanciato da una spalla acida. Oltre alla pasticceria secca, la sua freschezza lo rende adatto a contrasti audaci, come antipasti di pesce crudo.
3. Il Passito: l’oro dei Colli Euganei
Il percorso di degustazione si chiude con la versione da meditazione, che richiede tempo, pazienza e una selezione rigorosa delle uve.
Maeli – Fior d’Arancio Passito 2022
L’azienda Maeli di Torreglia estrae il carattere “salino” dai suoli in un vino pluripremiato a livello internazionale. Dal colore oro intenso con riflessi ambrati, il bouquet è un inno alla macchia mediterranea: ginestra, albicocca, ma soprattutto timo, elicriso e finocchio di mare. Il sorso è opulento ma bilanciato da una sapidità notevole, perfetto per accompagnare formaggi erborinati potenti o cioccolato fondente.
Donna Daria – La Montecchia (Passito)
Un’icona del territorio prodotta a Baone. Il Donna Daria è entrato nella storia come il primo Fior d’Arancio Passito a ottenere i prestigiosi “Tre Bicchieri” nell’edizione 2009. Si presenta giallo dorato, con un naso concentrato di mandarino, salvia e rosmarino. Dopo un appassimento di due mesi e mezzo e un affinamento in bottiglia, offre grande classe e persistenza, confermandosi un classico intramontabile con il fegato d’oca o formaggi stagionati.
Per apprezzare appieno queste sfumature, tuttavia, il servizio richiede precisione tecnica. Per lo Spumante è necessaria una temperatura di 6-8°C in un calice a tulipano ampio; per il Secco si sale a 10-12°C in un calice da bianco di media apertura per non anestetizzare le note minerali; infine, il Passito va servito a 14°C in piccoli calici a stelo corto, per liberare la viscosità e gli aromi eterei.
Un sorso che diventa memoria Il Fior d’Arancio Colli Euganei non si beve soltanto, si respira. Dal primo effluvio di zagara alla scia salina che persiste al palato, ogni calice racconta la forza minerale della trachite e la grazia dell’arte veneta. Che si scelga la freschezza dello Spumante, la nuda purezza del Secco o l’opulenza del Passito, questo vino offre un’esperienza tattile e olfattiva assoluta. Un’eleganza che nutre i sensi e lascia il segno.
Valentina Avogadro






