Il debutto a Vinitaly del nuovo Langhe DOC che reinventa il Pelaverga

Esistono capolavori che trovano il proprio equilibrio nel rigido rispetto dei perimetri tradizionali, e altri che, per rivelare la propria natura più intima, sentono l’urgenza di compiere un passo oltre. Per una cantina indissolubilmente legata alla maestosità del Barolo, il re dei vini, cimentarsi con un Pelaverga dal piglio anticonvenzionale ha il sapore di un sofisticato divertissement.

In occasione dell’imminente Vinitaly (a Verona dal 12 al 15 aprile), la storica griffe piemontese svela al mondo Fuoricasa, un Langhe DOC che promette di riscrivere le regole di stile di uno dei vitigni più identitari del territorio. Una scelta che è, prima di tutto, un’esigenza dell’anima: «Quando respiri e plasmi quotidianamente la solennità del Nebbiolo da Barolo, un vino che richiede pazienza, attesa e un rigore assoluto, senti a un certo punto il desiderio fisiologico di esplorare un registro diverso», racconta Alberto Cordero di Montezemolo. «Fuoricasa è il nostro lato più estroso, la nostra via di fuga creativa. Ci siamo divertiti enormemente a concepire un vino che non debba necessariamente sfidare i decenni, ma che sia pronto a regalare un piacere immediato, scattante, senza sovrastrutture. È la leggerezza che bilancia l’austerità quotidiana del nostro lavoro, una parentesi ludica che ci ha permesso di rimetterci in gioco con il sorriso, uscendo per l’appunto “fuori casa” rispetto alla nostra routine stilistica».

Una nuova visione del Pelaverga

Questa parentesi ludica parte fin dal nome, una raffinata provocazione in un territorio come le Langhe dove la geografia è considerata quasi sacra. Storicamente e visceralmente legato al comune di Verduno, il Pelaverga viene qui interpretato spogliandolo di ogni dogma.

L’intuizione, spiega Alberto, «nasce dalla voglia di raccontare il Pelaverga con uno sguardo libero e attuale, ma profondamente rispettoso della sua identità. È un vitigno che amiamo in modo viscerale per il suo carattere, e che oggi sentiamo incredibilmente vicino al modo in cui si vive il vino: con curiosità». Il progetto è “fuori casa” solo sulla carta: il vigneto si trova infatti a Cherasco, appena fuori dai confini comunali di Verduno, eppure giace esattamente sullo stesso fronte collinare. È una distanza minima, che diventa «un modo nuovo di restare fedeli alla Langa senza sottostare ai dogmi burocratici». Questo sconfinamento trova la sua perfetta traduzione visiva nell’etichetta, dove campeggia una gabbietta aperta: il simbolo eloquente di un perimetro rassicurante ma angusto, da cui il vino sceglie di uscire con grazia per muoversi con maggiore libertà.

Il nuovo lusso è l’informalità: un Langhe DOC per la convivialità contemporanea

In un’epoca in cui il mondo del vino si spoglia di certe antiche pesantezze per abbracciare una convivialità più fluida, Fuoricasa si candida a diventare l’ospite perfetto delle nostre tavole. «Volevamo un vino capace di parlare il linguaggio del presente, fatto di freschezza e bevibilità assoluta», prosegue Cordero di Montezemolo. La sua genesi è un inno alla purezza: una raccolta manuale seguita da una vinificazione a acini interi e una macerazione carbonica che ne esaspera la fragranza. Il riposo avviene nel silenzio del cemento, scelta tecnica che preserva quella scia speziata di pepe, tipica del Pelaverga, senza concedere nulla alle distrazioni del legno.

Nel calice, si annuncia con una veste rosso brillante e scarica, preludio a un bouquet di straordinaria eleganza dove il sussurro speziato del pepe bianco e del ginepro si intreccia a note gentili di viola, fragola e lampone. Al palato è pura scorrevolezza: dinamico e incredibilmente agile, complice un grado alcolico misurato (inferiore al 13%).

Un rosso che si sposa alla perfezione con il lato più leisure della vita. «Ci sono vini che trovano il loro equilibrio restando dentro una definizione, noi abbiamo preferito fare un passo di lato», conclude Alberto. «Fuoricasa è un rosso pensato per la convivialità moderna, per i momenti in cui si cerca l’eleganza senza la rigidità». Si presta magnificamente a essere servito leggermente fresco, intorno ai 10–12 °C, diventando il compagno ideale anche per le sere d’estate: il calice perfetto per chi cerca un’eleganza disinvolta, che non sovrasta mai il piatto, ma lo corteggia con un garbo dinamico e irresistibile.

Valentina Avogadro

WEB SITE