Museo del Profumo Milano: ultimi giorni in via Messina
L’archivio di Giorgio Della Villa lascia la sede storica: un viaggio tra 150 case essenziere, i vetri di Scarpa e i segreti di D’Annunzio

In attesa della nuova apertura in via Washington, il museo offre itinerari su prenotazione per scoprire come Milano divenne la capitale della cosmesi mondiale
Il Museo del Profumo Milano si appresta a chiudere un capitolo fondamentale della sua storia ventennale. L’istituzione, situata ancora per poco al civico 55 di via Messina, lascerà presto l’atmosfera intima del condominio residenziale per trasferirsi in un ex magazzino industriale di inizio Novecento in zona Washington. Questo passaggio non è solo logistico, ma segna l’evoluzione di un progetto nato nel 2004 dalla passione di Giorgio Della Villa. L’archivio rappresenta oggi un unicum culturale: custodisce la memoria di un’epoca in cui Milano dettava legge nel mondo della bellezza, ospitando nel suo hinterland oltre 150 aziende specializzate.
Un’esperienza esclusiva con i curatori
Visitare la sede attuale prima della chiusura significa accedere a un’esperienza quasi privata. L’ingresso non è libero, ma regolato da un protocollo che garantisce un alto livello di approfondimento. Il museo, infatti, propone esclusivamente itinerari narrati dai fondatori Giorgio Della Villa e Daniela Candio.

Non si tratta di una semplice esposizione: i curatori accompagnano i visitatori in un’analisi tecnica e storica. Di conseguenza, gli accessi sono limitati a due slot giornalieri (ore 10:00 e ore 15:00) e la prenotazione è tassativa.
I protagonisti: da Visconti di Modrone a D’Annunzio
Il percorso espositivo svela come la profumeria non sia mai stata solo “acqua odorosa”, ma un potente veicolo di comunicazione sociale. L’approfondimento storico tocca vette di eccellenza con focus su:
- L’aristocrazia milanese: la storia della Giviemme, fondata dal duca Giuseppe Visconti di Modrone, creatore di fragranze iconiche come “Contessa Azzurra”.
- Il Vate e il marketing: il ruolo di Gabriele d’Annunzio, che non solo usava i profumi ma ne creava i nomi e le campagne, come nel caso celebre dell’“Aqua Nunzia”.
- Il mito di Chanel: la ricostruzione documentale della nascita di Chanel N°5, svelandone i retroscena che mescolano chimica rivoluzionaria e strategia imprenditoriale.
Il vetro come opera d’arte: Lalique e Scarpa
Tuttavia, il vero cuore pulsante della collezione risiede nella simbiosi tra essenza e contenitore. Il museo dimostra come il flacone sia stato, per tutto il Novecento, un terreno di sperimentazione per i più grandi artisti. Le bacheche mostrano l’evoluzione del design attraverso due scuole di pensiero:

- L’Art Nouveau Francese: con le opere di René Lalique e Julien Viard, che introdussero la lavorazione del vetro satinato e i motivi floreali a rilievo.
- Il Design Italiano: con i maestri di Murano come Carlo Scarpa e Fulvio Bianconi, che portarono le tecniche della vetreria artistica nella produzione seriale di lusso.
Questi oggetti, spesso prodotti in edizioni limitate, raccontano l’evoluzione del gusto estetico e l’emancipazione femminile attraverso il rito della toletta.
Info utili e modalità di accesso
Il Museo del Profumo opera attivamente anche come Centro Culturale di Studi. Per cogliere l’ultima opportunità di visitare la sede “segreta” di via Messina, è necessario attenersi alle seguenti indicazioni:
- Prenotazione: obbligatoria scrivendo a
museodelprofumo@virgilio.ito chiamando il349.690.1045. - Orari: ore 10:00 e 15:00 (giorno da concordare preventivamente).
- Contributo (elargizione liberale): include l’itinerario commentato dall’esperto; minimo 2 persone.
- Visita Individuale: per un percorso personalizzato one-to-one.
In conclusione, questo museo non celebra solo il profumo, ma custodisce l’identità produttiva e artistica di un’Italia che ha saputo unire l’effimero all’eterno.
Angela Rover






