Da Parigi al Salento: un ritorno alle radici per infondere un’anima all’alta hôtellerie

Esperienza internazionale e radici salentine: Veronica Milo è nominata General Manager. Un incanto tra natura, rispetto ambientale e lato umano

Veronica Milo – General Manager, Vivosa Apulia Resort

Quando racconto le realtà legate all’alta hôtellerie, cerco sempre le storie, le visioni e i percorsi che si celano dietro i traguardi. La traiettoria di Veronica Milo, da oggi ufficialmente General Manager del Vivosa Apulia Resort, è una di quelle che meritano di arricchire le pagine della nostra sezione Portrait. Dopo aver respirato le atmosfere cosmopolite di New York e Parigi, lavorando a stretto contatto con brand iconici come Mercedes-Benz e Jean Paul Gaultier, la manager brindisina ha scelto di compiere il viaggio forse più intimo: riportare il suo bagaglio internazionale a casa, nella sua amata Puglia.Non si tratta di una semplice nomina, ma del compimento di un cammino iniziato nel 2019 e fondato su un principio che considero imprescindibile nell’ospitalità contemporanea: l’umanesimo aziendale. In questa visione, il profitto cessa di essere l’unico fine e diventa lo strumento per generare un benessere condiviso.

Al Vivosa Apulia Resort – e nella cornice della Masseria Le Fontanelle, che Milo dirige con la medesima dedizione – non ci si limita a offrire un servizio di alta gamma, ma si rimettono le persone al centro del progetto. Il welfare dei collaboratori, il rispetto per la natura e l’eccellenza dell’esperienza per chi viaggia procedono di pari passo, in equilibrio. D’altronde, nell’arte dell’accoglienza esiste una regola ineludibile: la cura riservata agli ospiti è sempre il riflesso diretto della cura che l’azienda riserva al proprio team. Quando il personale lavora in un clima di rispetto e fiducia, il servizio perde ogni rigidità e si trasforma in una connessione umana autentica e memorabile. Damiano Reale, Amministratore Delegato della struttura, ha sottolineato come la neo-nominata sappia interpretare pienamente questa visione, dove i risultati si fondono con il valore restituito al territorio. È un approccio che sento di sposare, specialmente oggi che viaggiare significa sempre più abbandonarsi a ritmi lenti, ricercare l’essenza dei luoghi e valorizzare l’ecosistema locale.

Veronica Milo unisce in sé l’eleganza di chi ha vissuto le metropoli e la concretezza di chi ha le proprie radici ben piantate nella terra salentina. “Il mio percorso mi ha portata in contesti molto diversi,” racconta lei stessa, “ma è qui, in Puglia, che ho trovato la possibilità di unire competenze internazionali e una visione dell’ospitalità profondamente legata alle persone“. Alla direzione di un’oasi immersa nella natura, dove l’attenzione all’ambiente si respira in ogni dettaglio,

Veronica porta il suo stile fatto di ascolto, empatia e spirito di squadra. Una promessa di bellezza per chiunque varchi le soglie del resort.

Tre domande per Veronica Milo

  • Radici e respiro internazionale. Dopo aver collaborato con grandi firme a Parigi e vissuto il dinamismo di New York, cosa ha innescato il desiderio di riportare la sua expertise in Puglia? C’è un’immagine, un profumo o un ricordo preciso che l’ha richiamata “a casa”, spingendola a declinare la sua visione cosmopolita sul territorio salentino? Parigi mi ha insegnato l’eleganza, New York il dinamismo e la capacità di guardare sempre oltre. Sono esperienze, come quella che voglio citare, della squadra di nazionale femminile di pallacanestro italiana negli anni del liceo classico, che hanno arricchito profondamente la mia visione professionale e personale. Eppure, a un certo punto, ho sentito con chiarezza il richiamo delle mie origini.Per chi nasce sul mare, il mare non è soltanto un paesaggio: è una sorta di cordone ombelicale che non si recide mai. Ricordo che, anche nei momenti più stimolanti vissuti all’estero, mi mancavano il profumo della salsedine, la luce del Salento, quel senso di libertà che solo il Mediterraneo riesce a trasmettere. È stata proprio questa nostalgia positiva a riportarmi a casa. La sfida era portare in Puglia tutto ciò che avevo imparato nelle grandi capitali dell’ospitalità internazionale, senza snaturare l’identità del territorio. Volevo dimostrare che si può essere cosmopoliti restando profondamente autentici, offrendo un’accoglienza capace di dialogare con il mondo ma radicata nell’anima del Salento.
  • L’umanesimo aziendale come filosofia. Come abbiamo visto, il suo approccio direzionale punta i riflettori sull’umanesimo d’impresa, elevando il benessere del team a fondamento dell’accoglienza. Come si traduce concretamente, nella quotidianità del Vivosa Apulia Resort, questa cura per i collaboratori e come influisce sul sorriso e sull’eccellenza che offrite a chi viaggia? Credo fermamente che l’ospitalità non possa prescindere dal benessere delle persone che la rendono possibile ogni giorno. Per questo, al Vivosa, l’umanesimo aziendale non è uno slogan, ma una pratica concreta.Abbiamo creato un asilo gratuito per i figli dei collaboratori, offriamo retribuzioni ai massimi livelli previsti dal contratto nazionale e mettiamo a disposizione benefit e iniziative dedicate, come il Vivosa Day. Sono scelte che nascono dalla convinzione che le persone debbano sentirsi valorizzate non solo come professionisti, ma anche come individui.
    Il risultato più bello è il nostro tasso di returning employee, che sfiora il 95%: un dato che racconta molto più di qualsiasi dichiarazione. Quando un collaboratore si sente rispettato e parte di un progetto condiviso, è naturalmente portato a fare quel famoso “extra mile”, quel gesto spontaneo che non si può insegnare e che trasforma un buon servizio in un’esperienza memorabile per l’ospite.
  • La nuova era dell’alta gamma. Oggi l’hôtellerie di altissimo livello sta evolvendo: non si cerca l’eccesso formale, ma la purezza di un tempo lento, l’autenticità e il legame sincero con i luoghi. Qual è la “firma emotiva”, quel dettaglio immateriale, che desidera lasciare impressa nei ricordi degli ospiti che scelgono la sua struttura? Personalmente credo che le stelle, da sole, non siano più sufficienti a definire il valore di una struttura. Oggi le persone non scelgono una destinazione in base all’ostentazione del lusso, ma cercano luoghi che siano in sintonia con la propria personalità, i propri bisogni e il proprio modo di vivere il tempo.
    La vera alta gamma, a mio avviso, consiste nel creare spazi in cui sia possibile rallentare, riconnettersi con se stessi e con ciò che conta davvero. Se c’è una firma emotiva che desidero lasciare nei nostri ospiti, è proprio questa: la capacità di staccare veramente la spina.
    Vorrei che chi soggiorna al Vivosa tornasse a casa con una sensazione di gratitudine. Gratitudine per un tramonto condiviso con la famiglia, per una conversazione con un amico, per un momento di complicità con il proprio partner o semplicemente per aver ritrovato sé stesso. Vivosa non è soltanto un hotel: è un luogo con un’anima propria, un’oasi in cui il tempo ritrova il suo valore più autentico
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Chiudo questa intervista con una prospettiva chiara: la nuova rotta dell’alta hôtellerie passa dalle persone.

Al Vivosa Apulia Resort, la direzione di Veronica Milo dimostra come il metodo acquisito nelle metropoli internazionali possa tradursi in un modello etico e pragmatico. Qui, il benessere di chi lavora diventa la prima reale garanzia per chi viaggia. In quest’ottica, il soggiorno cessa di essere una semplice evasione per trasformarsi in uno spazio di riconnessione. Ed è forse questo il traguardo di ogni partenza: arrivare in un luogo che ci conceda il tempo di fermarci.

Valentina Avogadro