Settantadue scatti celebrano il maestro che ha svelato l’autenticità visiva femminile

Fino al 10 gennaio le Terme di Caracalla ospitano 72 opere di Frank Horvat. Un viaggio tra moda e pittura per esaltare la forza magnetica e l’essenza di donne vere

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Allestimento Horvat Caracalla 11

Le Terme di Caracalla non sono una semplice quinta teatrale, ma un organismo architettonico che respira attraverso i millenni. Concepite originariamente come “ville della plebe”, suprema testimonianza del respiro cosmopolita dell’Impero e del sogno di integrazione della Constitutio Antoniniana, oggi queste vestigia monumentali — situate nel cuore di Roma, con ingresso dal maestoso Viale delle Terme di Caracalla — accolgono un diverso genere di universalità. Dall’11 settembre 2026 al 10 gennaio 2027, le grandiose aule voltate, la pietra nuda e le proporzioni titaniche volute dagli imperatori severiani formano l’inquadratura assoluta per l’opera di Frank Horvat (1928-2020), maestro inclassificabile della fotografia del Novecento.

La mostra, promossa dalla Soprintendenza Speciale di Roma diretta da Daniela Porro e organizzata da Electa, si inserisce nel magistrale risveglio culturale del sito, sostenuto dai fondi del PNRR. Dopo aver ospitato giganti come Letizia Battaglia e le visioni di Antonio Biasucci, le Terme confermano la loro vocazione all’arte del nostro tempo, creando un dialogo estetico di rara potenza tra l’imperituro e l’attimo fuggente.

In questo scenario che sfida la caducità, le 72 immagini curate da Fiammetta Horvat, Mathilde Oudin e Nunzio Giustozzi si snodano in tre movimenti, il cui centro gravitazionale è l’indagine sull’universo femminile. Nelle antiche palestre occidentali del complesso va in scena il sovvertimento dei codici della fotografia editoriale. Dalla fine degli anni Cinquanta, Horvat scardina le pose canoniche dell’alta moda portando le modelle in strada, illuminate dalla sola luce naturale. Armato della sua inseparabile Leica 35 mm e mutuando l’istinto predatorio del fotogiornalismo, dà vita alla “donna reale”. Non più algidi manichini, ma figure complici, intellettuali e madri che rivendicano indipendenza, in parallelo all’ascesa del prêt-à-porter.

Frank Horvat. Claude, Vere sembianze, Boulogne Billancourt, 1984 © Studio Frank Horvat

Un’estetica dell’immediatezza che trionfa nei servizi romani dei primi anni Sessanta per Harper’s Bazaar, nati su invito di Irene Brin e Gaspero del Corso, visionari animatori della Galleria L’Obelisco. Qui, l’obiettivo di Horvat unisce le top model dell’epoca a figure cardinali della cultura come Alberto Moravia, Luigi Barzini e Marcello Mastroianni, trasformando la Capitale in un palcoscenico a cielo aperto dove il fermento letterario e la grande sartoria convergono.

La seconda sezione, dedicata al ciclo Vere sembianze, svela una metamorfosi poetica e una vertigine tecnica. Negli anni Ottanta, Horvat sfida la storia dell’arte, intessendo un confronto serrato con la pittura di Raffaello, Velázquez, Ingres e Goya. Per misurarsi alla pari con i classici, l’autore ricorre al processo di stampa ai pigmenti di carbone Fresson: un procedimento artigianale basato sulla sovrapposizione cromatica, che destruttura la nitidezza asettica della pellicola per restituire un incarnato morbido, quasi tattile. Utilizzando volti moderni e fuori dagli schemi convenzionali, i riferimenti all’arte diventano l’espediente perfetto per permettere alla modella di abbassare le difese e rivelare la propria intima verità.

Frank Horvat . Il tempio greco – Agrigento, Italia, 1981 © Studio Frank Horvat

Infine, Goethe in Sicilia si sposa con straordinaria consonanza alle pareti che la circondano. Agli inizi degli anni Ottanta, allontanandosi dalle luci dei set, Horvat ripercorre il celebre Viaggio in Italia di J.W. Goethe. L’uso rigoroso del grandangolare decentrabile restituisce paesaggi privi di indulgenze aneddotiche, concentrandosi sull’essenza di un’isola sospesa tra l’austerità dei templi greci, le suggestioni rococò della villa di Palagonia e una natura prorompente. È la ricerca di una sintonia profonda con la visione dello scrittore tedesco, capace di cogliere il dettaglio geologico senza mai perdere la grandiosità dell’insieme.

Frank Horvat Autoritratto, Lugano, Svizzera, 1945 © Studio Frank Horvat

Portare un corpus di opere così intimo all’interno di un’architettura che lavora da sempre per l’eternità innesca una riflessione profonda sul tempo. Horvat ha saputo conferire alla donna una dignità visiva assoluta, e trova oggi, varcando i cancelli monumentali delle Terme, il luogo d’elezione per spogliarci di ogni finzione, consegnandoci a un’idea di bellezza autentica e senza confini.

La Redazione