Mostra Kandinsky a Roma: il fascino dell’astratto
Dal 15 settembre Palazzo Bonaparte accoglie 70 capolavori dal Pompidou di Parigi
Un’occasione rara per esplorare il genio di Kandinsky e l’arte di Gabriele Münter. Settanta capolavori in un percorso visivo che plasma l’estetica del nostro Novecento
C’è stato un momento preciso nella storia in cui l’arte ha smesso di copiare la realtà per iniziare ad ascoltarla. Quel momento porta la firma inconfondibile di Vassily Kandinsky, l’avvocato moscovita che, folgorato dai Covoni di Monet e dalle sinfonie di Wagner, decise di trasformare la pittura in un’esperienza sensoriale pura. A venticinque anni dalla sua ultima apparizione romana, il padre dell’astrattismo torna nella Capitale. Dal 15 settembre 2026 al 14 febbraio 2027, le sale di Palazzo Bonaparte ospiteranno oltre settanta capolavori, dando vita all’evento culturale più atteso della stagione.
L’imponente retrospettiva, prodotta da Arthemisia in stretta collaborazione con il Centre Pompidou, nasce da una contingenza eccezionale. Sfruttando la chiusura per restauri del celebre museo parigino, Roma diventa la custode temporanea della più vasta e importante collezione al mondo dedicata all’artista. Sotto l’attenta curatela di Angela Lampe, l’esposizione non si limita a comporre un catalogo cronologico di tele, ma scava nell’essenza di un uomo che ha spinto il proprio genio attraverso i tumulti del Novecento: dal fervore bavarese del movimento Der Blaue Reiter ai complessi anni russi del primo dopoguerra, passando per le cattedre del Bauhaus fino all’esilio parigino.
cm – Legs de Nina Kandinsky, 1981 Collection Centre Pompidou. Domaine public. Photo © Centre
Pompidou, MNAM-CCI/Hélène Mauri/Dist. GrandPalaisRmn
Eppure, a rendere la mostra un vero e proprio gioiello narrativo è lo spazio dedicato alle figure femminili che hanno definito la parabola di Kandinsky. Il percorso espositivo squarcia finalmente il velo su Gabriele Münter: compagna di vita per un decennio cruciale, ma soprattutto artista di travolgente intensità.
Le sue opere, presentate accanto a quelle del maestro, le restituiscono il legittimo posto tra i fondatori dell’Espressionismo tedesco, rivelando un dialogo intimo e intellettuale a lungo trascurato dalla storiografia ufficiale. A questa rivelazione si affianca il ricordo di Nina Kandinsky, l’ultima moglie, la cui tenacia ha permesso di salvare l’eredità del pittore consegnandola alla storia.
Il viaggio visivo, articolato in cinque atti, culmina al cospetto di opere capitali. Dalla forza dirompente de L’Arco nero (1912) alle vertigini costruttiviste dell’iconico Gelb-Rot-Blau (1925), lo spettatore è invitato a leggere le forme come note su uno spartito. Ad amplificare questo gioco di sinestesie, una ricca selezione di materiali provenienti dalla Bibliothèque Kandinsky – scatti fotografici, oggetti di vita quotidiana e documenti teorici – e un’innovativa sala immersiva, pensata per avvolgere il pubblico tra le intuizioni cromatiche dell’artista.
Con il supporto di realtà come la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, Generali Valore Cultura e il patrocinio dell’Ambasciata di Francia, la mostra di Palazzo Bonaparte non è solo una sfilata di capolavori. È un invito elegante e doveroso a rileggere il vocabolario di un innovatore assoluto, ricordandoci che, se guardato con la giusta lente, un colore può ancora possedere l’impatto di una sinfonia.
La Redazione




