Amore e Fragilità a Venezia

Metti due chiacchiere con un imprenditore colto, che come prime parole sceglie “sincerità e arte”

Didier Guillon non è “solamente” l’artefice del gruppo Valmont ma un profondo conoscitore dell’arte. Estimatore, mecenate, artista lui stesso. Che ha con Venezia una love story iniziata 40 anni fa

Didier Guillon

Abbiamo conversato con monsieur Guillon perché incarna perfettamente “beautytudine”: presidente di Valmont, fa convivere i più prestigiosi prodotti skincare con la bellezza dell’arte, tanto che uno dei quattro pilastri del gruppo è la Fondazione che se ne occupa.

Non è inusuale incontrare imprenditori che si pongono come mecenati, ma è molto raro che abbiano nel proprio DNA la fascinazione, la passione e il culto dell’arte. Scopritelo voi stesse: pescando dal sito della Fondazione e andando a Venezia, alla mostra aperta sino al 31 gennaio 2021.

Palazzo Bonvicini

Monsieur Guillon, la sua sede è in Svizzera, le sue attività in mezzo mondo: perché ha scelto Venezia come teatro della Fondazione Valmont?

Perché la love story fra me e Venezia è iniziata 40 anni fa e ho sempre avuto in testa di realizzare qualcosa qui. Considero Venezia universale, per me rappresenta la fragilità, dell’ambiente e della specie umana.

L’anno scorso siamo riusciti a inaugurare, all’interno di Palazzo Bonvicini, uno spazio che fosse nostro e che fosse anche quinta per talenti emergenti.

Ho una mia visione sul futuro di Venezia. Che non consiste in prese di posizione politiche come la tassa d’entrata o i divieti ma che la vede come luogo perfetto per interrogarsi su come l’arte contemporanea possa conciliare città e cittadini. È una domanda metaforica ma qui si può sperimentare la ricerca di un equilibrio.

Fondazione Valmont sta lavorando infatti al progetto per la Biennale d’Arte che si terrà nel 2021, Alice in Doomedland, dove doomedland sta per terra abbandonata, in estinzione.

Il gioco di parole con Wonderland (Alice nel paese delle meraviglie) vuole raccontare una città dove le persone non possono abitare in centro perché i costi sono proibitivi, si allontanano e i loro spostamenti lavorativi hanno un impatto sul surriscaldamento del pianeta. Interpreteremo in chiave artistica il presente e la sfida per il futuro.

Ma intanto avete inaugurato Venetian Love, che si può visitare nel 2020 e che la vede protagonista.

Oltre alla nostra collezione permanente, organizziamo esposizioni dal 2015. Per me è importante trasmettere ai miei figli valori sinceri. Selezioniamo e sosteniamo artisti, finanziamo progetti, creiamo dialoghi. Sì, Venetian Love vede anche il mio modesto contributo, insieme ad Aristide Najean e Silvano Rubino.

I lampadari di Najean sono un viaggio inedito attraverso il tempo, da Marco Polo allo scioglimento dei ghiacciai, un viaggio guidato dalla poesia e dall’estetica. Il vetro di Murano con cui sono realizzati afferma che il fuoco trasforma la fantasia in realtà, ne trascende l’ispirazione, ne esalta le contraddizioni.

Nelle immagini digitali in grande scala modellate in 3D da Rubino, ambienti vuoti prendono vita in un’enigmatica atmosfera sospesa, dove l’artista aggiunge oggetti abitati, aprendo un canale tra passato e presente in uno spazio colmo di riferimenti.

In omaggio alla maestosità della città che ci ospita, ho voluto aggiungere alla mostra la proiezione di La morte a Venezia, di Luchino Visconti. Un capolavoro la cui estetica è senza tempo.

Lei ha scelto ancora le Maschere, un tema che le è caro e che è decisamente concettuale.

In effetti sì. Prediligo la scultura perché permette, a me e ai visitatori, di toccare. E le maschere rappresentano la condizione di dualità dell’essere umano, le sfaccettature dell’essere doppi. In Hansel & Gretel, l’anno scorso, i due bambini erano smarriti, come ci si smarrisce a volte nel buio dell’esistenza. In Venetian Love le mie maschere bianche sono un omaggio a Giano, antica divinità bifronte… un simbolo per incarnare opportunità passate e future, per esplorare i concetti del rinnovarsi fra inizi e fini.

Per curiosità, qual è l’ultima mostra che ha visto per suo piacere personale?

Recentemente sono tornato alla collezione Guggenheim, a Venezia, e ho avuto la fortuna di essere accompagnato da Karol Vail, la Direttrice, nipote di Peggy. È un luogo emblematico, di una forza incredibile. Ma questa volta ho notato qualcosa che mi era sfuggito, perché meno eclatante: le sculture di Tony Cragg, in materiali recuperati.

Maxence Guillon (a destra) segue il padre Didier nelle sue scoperte e creazioni. Un giorno Didier si trasferirà a Venezia per dedicarsi esclusivamente all’arte e suo figlio avrà il compito di diffondere tramite Fondazione Valmont la passione per l’eterna bellezza

Piccole, senza clamore, hanno attirato la mia attenzione, sono state ispiratrici. Questa Venezia permeata dal contrasto fra architettura barocca e arte contemporanea è in assoluto la casa di Fondation Valmont, di cui in futuro mio figlio Maxence diventerà Presidente.

Luisella Colombo

“Venetian Love”
fino al 31 gennaio 2021 
ogni giorno dalle 10 alle 18
su appuntamento: +39 041.8050002

ingresso gratuito

Palazzo Bonvicini
Calle Agnello 2161,
Santa Croce, Venezia - Italy

SOCIAL FB
www.fondationvalmont.com
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